Ora tutte le PMI italiane possono finanziarsi con l’equity crowdfunding

Equity crowdfunding Italia esteso a tutte PMI

Il Governo ha approvato il Decreto Legge che contiene la norma che apre anche a tutte le PMI Srl (e non solo alle Spa) l’accesso all’equity crowdfunding. Alla fine di Aprile 2017 il testo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. L’articolo che riguarda l’equity crowdfunding è il 57 comma 1.

In particolare si consente alle PMI italiane:

  • di offrire le proprie quote al pubblico “anche” attraverso le piattaforme di equity crowdfunding
  • di assegnare a tali quote diritti diversi, patrimoniali, di voto, ma anche, aggiungiamo noi, diritti quali posto nel CdA, carried interest, liquidation preference. I quali potranno variare, per esempio, in funziona dell’entità della quota sottoscritta
  • di assegnare quote a dipendenti o collaboratori esterni come forma di retribuzione e/o di incentivo

Si tratta di un passo avanti definitivo nella diffusione dell’equity crowdfunding in Italia, in quanto, finalmente, tutto il meglio dell’imprenditorialità italiana potrà accedere ad una forma alternativa di finanziamento privato. Dall’altra parte, è anche una grande opportunità per chi investe i propri risparmi che, quindi, potranno essere devoluti anche a imprese italiane non necessariamente “innovative” in senso tecnologico, ma sicuramente di eccellenza. Imprese che operano in settori quali per esempio il turismo, il design, la moda, la ristrutturazione immobiliare, la preservazione e messa a reddito dei beni culturali, la ristorazione e la produzione alimentare, potranno raccogliere presso il pubblico i fondi necessario il proprio sviluppo in Italia e all’estero.

Questa nuova norma è un successo dovuto anche a Crowd Advisors che, in appoggio ad A.I.E.C. (l’associazione equity crowdfunding) ha attivamente contribuito alla sua promulgazione.

Dobbiamo ricordare, peraltro, che questa estensione lascia comunque inalterate alcune prerogative di startup e PMI innovative, tra le quali:

  • la detrazione dalle imposte del 30% dell’investimento
  • l’esenzione fiscale per il “work for equity” (solo per le startup)
  • l’accesso ai fondi di garanzia

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